PENTITO IMPICCATO

 

Padova: detenuto 48enne s’impicca in cella con un lenzuolo

 

 

Il Gazzettino, 24 aprile 2007

 

Lo hanno trovato impiccato con un lenzuolo. Uno dei tanti morti dietro le sbarre, ma non uno qualsiasi. Pietro Mongiovì, quarantottenne, figura di spicco della mafia agrigentina, era stato arrestato un anno fa con l’accusa di essere stato tra gli esecutori materiali di un duplice omicidio. Assieme a lui erano finite in manette altre undici persone tra le quali Giuseppe Salvatore Vaccaro, trentasettenne imprenditore edile domiciliato a Piove di Sacco. Mongiovì si era pentito e aveva deciso di collaborare con la giustizia. Ieri mattina, però, si è tolto la vita nel carcere di via Due Palazzi.

Il blitz era scattato all’alba del 10 maggio dello scorso anno e vi avevano partecipato i carabinieri di Padova, Agrigento e Pisa, nonché i reparti speciali dell’Arma di Palermo e i militari del Genio Guastatori. Tra i reati contestati, oltre all’associazione di stampo mafioso, il concorso in omicidio, il traffico di droga, l’estorsione, il favoreggiamento della latitanza di affiliati all’organizzazione criminale, la turbativa di gare d’appalto legate ad opere pubbliche con imposizione di subappalti e mano d’opera.

Tra gli arrestati c’era, appunto, anche Giuseppe Salvatore Vaccaro, trentasettenne di Sant’Angelo Muxaro, domiciliato a Piove di Sacco in via Ugo Foscolo 14/4, imprenditore edile. L’operazione, battezzata ‘Sicania’, era la conclusione di una lunga e laboriosa indagine coordinata dai pubblici ministeri Annamaria Palma e Costantino De Robbio della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. I provvedimenti di custodia cautelare in carcere portavano la firma del giudice Gioacchino Scaduto.

Quel giorno era stato colpito il cuore delle cosche che operavano nell’hinterland agrigentino – tra Sant’Angelo Muxaro, Santa Elisabetta, Casteltermini, Aragona e Porto Empedocle – che avevano come punto di riferimento Salvatore Fragapane, già capo della commissione provinciale di Cosa Nostra, condannato all’ergastolo.

Tutto era partito nel gennaio 1999, dalle indagini sull’omicidio dell’imprenditore Vincenzo Vaccaro Notte. Un anno dopo anche al fratello Salvatore era toccata la stessa sorte. I due delitti, secondo gli investigatori, andavano inquadrati nell’ambito degli ‘assestamenti’ dei clan mafiosi agrigentini pesantemente colpiti dalle inchieste giudiziarie su Cosa Nostra.

 

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