MAFIA & COMPLICI " Cosca dei Pidocchi " - LATITANTI RICERCATI
MAFIA & COMPLICI " Cosca dei Pidocchi "

LATITANTI RICERCATI

ELENCO DEI LATITANTI DI MASSIMA PERICOLOSITA' FACENTI PARTE
DEL "PROGRAMMA SPECIALE DI RICERCA" SELEZIONATI DAL
GRUPPO INTEGRATO INTERFORZE (G.I.I.R.L.)
L'iniziativa è volta a stimolare lo spirito di collaborazione della collettività
con le Forze di Polizia nel settore della ricerca di pericolosi malviventi.

 

 liliumjoker

 

Badalamenti Vito
BADALAMENTI VITO

barbaro_carmelo_small
BARBARO CARMELO  
 

CONDELLO DOMENICO

 

DI MAURO   PAOLO

  strangio_giovanni_small
STRANGIO GIOVANNI

Latitante Coluccio Giuseppe 
COLUCCIO GIUSEPPE

 
CRIACO PIETRO

CUBEDDU ATTILIO

DE STEFANO GIUSEPPE
Latitante Bosti Patrizio
BOSTI PATRIZIO

     arzu_raffaele_small

ARZU RAFFAELE  

 
FALSONE GIUSEPPE


IOVINE ANTONIO

 

 LA CAUSA SANTO 

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GIORGI GIUSEPPE 
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DI LAURO MARCO 

MESSINA DENARO MATTEO
 
MESSINA GERLANDINO

MICELI SALVATORE
 
MOTISI GIOVANNI

PELLE SEBASTIANO
Latitante Nicchi Giovanni
NICCHI GIOVANNI
 
RACCUGLIA DOMENICO

RUSSO PASQUALE


RUSSO SALVATORE


SCOTTI PASQUALE
 
TEGANO GIOVANNI

VARANO MICHELE ANTONIO


ZAGARIA MICHELE


PELLE ANTONIO

 

Ndrangheta, arrestato boss Condello, "Provenzano della Calabria"

Pasquale «il supremo» era latitante
dal 1987. Secondo i pentiti, sarebbe
il mandante di oltre cento omicidi

 

 

REGGIO CALABRIA
Pasquale Condello, detto «il supremo» è stato arrestato dai carabinieri del Ros di Reggio Calabria, guidati dal tenente colonnello Valerio Giardina, in collaborazione con i militari del comando provinciale di Reggio Calabria diretti dal colonnello Leonardo Alestra. Pasquale Condello, latitante dal 1987 è considerato il capo indiscusso dell’omonima cosca, operante nel territorio della città di Reggio Calabria, è secondo quanto riferito dagli investigatori, era il capo della cupola provinciale. Inserito al secondo posto dell’elenco dei latitanti più pericolosi d’Italia, Pasquale Condello è indicato da numerosi pentiti come il mandante oltre cento omicidi nella
guerra di `ndrangheta che, dal 1985 al 1991, insanguinò la città di Reggio Calabria, lasciando sull’asfalto oltre 800 vittime.

 


Amato: operazione straordinaria
«È l’ennesima straordinaria operazione contro la criminalità organizzata: Pasquale Condello era il boss numero uno della ’Ndrangheta, gli investigatori lo definivano il Provenzano della Calabria e come Provenzano è finito anche lui in manette». Così il ministro dell’Interno, Giuliano Amato e il viceministro Marco Minniti hanno commentato l’arresto. «Per la Calabria e per la lotta alle organizzazioni mafiose - hanno detto Amato e Minniti - è un gran giorno. Perciò ai carabinieri e ai magistrati che hanno realizzato questa operazione con grande professionalità e intelligenza vanno le più sentite congratulazioni e il ringraziamento di tutto il Paese».

 

 

 

ROMA (Reuters) - Pasquale Condello, boss latitante della 'Ndrangheta calabrese, è stato arrestato questa sera in un blitz dai carabinieri di Reggio Calabria.

 

 

Lo conferma il Viminale, sottolineando che Condello era ritenuto un esponente di punta della 'Ndrangheta, "pari a (Bernardo) Provenzano in Sicilia".

Il boss, è stato arrestato in un'abitazione nel quartiere Pellaro di Reggio Calabria, mentre era in compagnia di altre persone, la cui posizione al momento è al vaglio degli inquirenti.

L'attività di ricerca per la cattura di Condello, 57 anni, detto "il supremo", era stata intensificata nell'ultimo periodo, hanno detto gli inquirenti.

"E' l'ennesima straordinaria operazione contro la criminalità organizzata: Pasquale Condello era il boss numero uno della 'Ndrangheta, gli investigatori lo definivano il Provenzano della Calabria e come Provenzano è finito anche lui in manette", ha commentato il ministro dell'Interno Giuliano Amato, in una nota congiunta con il viceministro Marco Minniti.

"Per la Calabria e per la lotta alle organizzazioni mafiose è un gran giorno", ha aggiunto.

Il boss dei boss della mafia siciliana Bernardo Provenzano è stato arrestato in un'operazione dei Ros dei carabinieri l'11 aprile del 2006 dopo 43 anni di latitanza. Non si era mai mosso dal suo covo a Montagna dei Cavalli, nel corleonese.

10:49 PM - Monday 18 February 2008 - Invia un commento

l'italia è tutta una mafia, passa dal mio blog

http://blog.libero.it/imbrogli/

la mafia è in tutt'italia, almeno se non proprio mafia pura,conmportamenti mafiosi,omertosi, è proccupante perchè così diventa costume,usanza,come il fatto che corrompere ed altro non è rato, ossia i partiti per pararsi il cul.. l'hanno tolto, ma così facendo hanno permesso un comportamento mafioso, attenzione la mafia al nord e legalizzata, è consuetudine, forse la si combatte al sud, dove sembra che sia la legge, ma c'è anche gente coraggiosa

Anonymous - 03:28 PM - Saturday 23 February 2008 - Edit -

Blitz Sicania. Aggravato il capo d'imputazione per Francesco Fragapane

 

 

 

Scritto da Gerlando Cardinale   

sabato 16 febbraio 2008

 

 

 

SANTA ELISABETTA. Aggravato il capo di imputazione al ventottenne sabettese Francesco Fragapane. Durante l’ultima udienza del processo «Sicania» il Pm della Dda, Rita Fulantelli, ha contestato al figlio dell’ex capomafia Salvatore il ruolo di “promotore” dell’associazione. Per la Procura antimafia avrebbe collaborato alla gestione della latitanza di Gerlandino Messina e Luigi Putrone e avrebbe curato tutte le attività mafiose in quel versante della provincia.

Anche a lui viene contestata l’attività di riscossione del pizzo nelle attività lavorative delle imprese locali. Sul banco degli imputati siedono anche i sabettesi Stefano, Vincenzo e Giuseppe Fragapane (quest’ultimo latitante) rispettivamente di 30, 51 e 50 anni; Alfonso Milioto, 42 anni e Stefano La Porta, 58 anni, anche loro di Santa Elisabetta. Tutti sono accusati di associazione mafiosa ad esclusione di Stefano Fragapane che risponde di illecita concorrenza mediante l’uso della violenza. Ha reso dichiarazioni spontanee Vincenzo Fragapane che ha smentito di essere “u zì Vicè” intercettato nell’agosto di otto anni fa in quanto «in quel periodo mi trovavo in Belgio». Nella conversazione in questione si parlava di vicende mafiose all’interno di un’auto. Nel troncone abbreviato del procedimento davanti al Gup Sergio Ziino sono stati inflitti 30 anni di reclusione al collaboratore di giustizia santangelese Giuseppe Vaccaro, 7 anni a Stefano Iacono di Santa Elisabetta e 3 anni e 4 mesi all’empedoclino Calogero L’Abbate. Il blitz nel maggio del 2006 portò in carcere 12 persone. Lo scorso luglio scattò l’operazione «Sicania 2». Entrambe le inchieste sgominarono le famiglie mafiose di Santa Elisabetta e Sant’Angelo e individuarono i presunti responsabili del duplice omicidio dei fratelli santangelesi Vincenzo e Salvatore Vaccaro Notte, titolari di un’agenzia di pompe funebri che ebbero il coraggio di non piegarsi al potere mafioso e furono assassinati fra il 1999 e il 2000. Nel corso della prossima udienza, in programma il 13 marzo, sarà ascoltato il pentito Vaccaro e il teste Giuseppe La Porta.

Gerlando Cardinale

06:08 PM - Saturday 16 February 2008 - Invia un commento

Link al blog

Ho voluto linkarti, nel mio blog.
http://unoenessuno.blogspot.com/
Ciao
Aldo

unoenessuno - 02:17 PM - Monday 18 February 2008 - Edit - Delete

IDEM

Grazie Aldo
Ti farà sicuramente piacere se ricambio la cortesia.
Ciao
Angelo

Angelikus - 07:06 PM - Monday 18 February 2008 - Edit - Delete

commento

l\'arroganza spropositata esternata da vaccaro notte a mio parere e spropositata, lasciamo ai giudici il tempo di tirare le conclusioni,e al padre eterno di giudicare le azioni delle singole persone.

Anonymous - 11:03 AM - Tuesday 13 May 2008 - Edit - Delete

Caro/a Lampa-Dina o Lampi-One

Caro/a Lampa-Dina o Lampi-One se la mia è arroganza spropositata la tua è ignoranza congenita.

Sei come quella cicala che dopo 7 anni di letargo si sveglia e incomincia a sparare cazzate e perlopiù con un anno di massimo ritardo.
Ma te la mattina quando ti alzi sei sveglio/a? O dormi ancora? La tua demagogia da tre lire è da ricovero….conosci l’italiano o almeno…lo capisci?? Oppure lasciami dire sei un figlio o una figlia di questi PIDOCCHI??? ( Cosca dei pidocchi )
Il giudizio è in mano ai giudici, a Dio e a Sant’Angelikus con buono augurio di farli marcire e impazzire all’interno delle carceri…perché certa feccia, sporcizia e lurdia-munnizza come loro va incenerita perché dannosa per la gente civile e onesta .

Certo che se hai studiato tanto e fai questi ragionamenti caro/a katasneus il tuo futuro lo vedo brutto.

P.S: Angelo Vaccaro Notte quando scrive si firma non si nasconde dietro l’anonimato come fai te!!

Angelikus - 11:37 PM - Wednesday 14 May 2008 - Edit - Delete

 

Processo Di Matteo

 

 

giovedì 14 febbraio 2008

Pg: "6 ergastoli"

 

 

 

 


Il Procuratore generale di Palermo, Dino Cerami, ha concluso la requisitoria ed ha chiesto ai Giudici 6 ergastoli a carico dei 6 imputati agrigentini che avrebbero partecipato al rapimento ed all’omicidio di Giuseppe Di Matteo, il ragazzino di 12 anni figlio del pentito di Altofonte, Santino, sequestrato e poi strangolato. Il Pg ha chiesto il carcere a vita per Mario Capizzi, Salvatore Fragapane, Giovanni Pollari Salvatore Longo, Alfonso Scozzari e Giuseppe Fanara. Nel processo d’appello sono state utilizzate le dichiarazioni dei pentiti Maurizio Di Gati e Luigi Putrone.

07:06 PM - Thursday 14 February 2008 - Invia un commento

Trovate armi nell'ex covo di Fanara

 

13/02/2008 21:21 - Cronaca - Sant'Angelo Muxaro

 

 

 

Due pistole calibro 9 e 40 cartucce dello stesso calibro sono state ritrovate dai carabinieri in contrada "Muxarello" territorio a cavallo tra i comuni di Sant'Angelo Muxaro e Santa Elisabetta. Le armi e le munizioni si trovavano nscoste in un anfratto nei pressi del covo che ospitò l'ex capomafia agrigentino Giuseppe Fanara 51 anni. Le pistole e le cartucce sono state inviate ai Ris di Messina per verificare se siano state utilizzate durante la guerra di mafia che nel 90 provocò oltre 100 morti ammazzati nella sola provincia di Agrigento. Giuseppe Fanara arrestato nel 92 è accusato tra le altre cose dei delitti del maresciallo dei carabinieri Giuliano Guazzelli e del brigadiere della polizia penitenziaria Pasquale Di Lorenzo

12:34 PM - Thursday 14 February 2008 - Invia un commento

Mafia, morto il boss Michele Greco

 

Aveva 84 anni, era detenuto a Rebibbia, il decesso in una clinica romana
I vincitori lo misero alla testa della "Commissione" per prendere il potere

 

 

 

ROMA - Michele Greco - detto "il papa", storico boss della mafia siciliana - è morto oggi all'ospedale Pertini di Roma, dove era ricoverato da alcune settimane. L'uomo, che aveva 84 anni, era detenuto a Rebibbia, dove stava scontando diversi ergastoli definitivi. Nella sua carriera di capomafia di Ciaculli, e ai vertici di Cosa Nostra, è stato tra i mandanti di alcuni degli omicidi eccellenti che hanno insanguinato la Sicilia.

Nel parco di Croceverde, un pezzo incontaminato di Conca d'Oro dove si coltivava il mandarino tardivo di Ciaculli ospitava il bel mondo palermitano. Pochi si interrogavano sulle origine delle sue fortune, annidate in una cassaforte societaria in cui era rappresentata la creme dell'aristocrazia imprenditoriale della città e la politica di marca dc.

Ma Michele Greco era soprattutto l'erede di una mafia antica. E fu per questo che da capo di quella borgata si ritrovò incoronato "papa" di Cosa Nostra. Lo scelsero i corleonesi perché il suo aspetto pacioso e moderato era la migliore garanzia per annettersi Palermo, prima con un golpe strisciante e poi con la sistematica decimazione dei nemici. Greco nicchiava, faceva finta di non capire. Ai vecchi boss che chiedevano spiegazioni su quella mattanza, rispondeva allargando le braccia. E intanto dava il proprio assenso per omicidi e lupare bianche.

Quando lo arrestarono era in un casolare sperduto nelle montagne di Caccamo. Aveva la bibbia sul comodino e parlava come un curato di campagna. Il Paese lo vide in gabbia al maxiprocesso, il giorno in cui la corte si ritirò in camera di consiglio avvicinarsi al microfono e pronunciare poche frasi rivolto al presidente Alfonso Giordano: "Signor giudice, io vi auguro la pace, perché solo con la pace si può giudicare". Durante il suo interrogatorio gli chiesero di tanti morti ammazzati e lui, serafico rispose: "La violenza non fa parte della mia dignità".

(13 febbraio 2008)

07:27 PM - Wednesday 13 February 2008 - Invia un commento

01:01 PM - Wednesday 27 February 2008 - Invia un commento

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Questa “sporcizia” ha sempre usufruito dell’appoggio delle amministrazione , ha preparato a tavolino l’assassinio dei miei fratelli e quello mio , ma grazie a “DIO” e i miei cani che sono stati i miei “Angeli Custodi “ sono in vita ….. gestivano appalti , droga ,omicidi , estorsioni , intimidazioni , furti e tanto altro che verrà prossimamente alla luce….ma ne manca ancora “sporcizia” all’appello , aspettiamo ulteriori sviluppi…..tutti vedevano , tutti sapevano , tutti sanno .

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