MAFIA & COMPLICI " Cosca dei Pidocchi " - LE 10 MINCHIATE DELLA MAFIA - 'Dieci Comandamenti' Dei Boss Mafiosi VIDEO ARRESTO DI LO PICCOLO
MAFIA & COMPLICI " Cosca dei Pidocchi "

LE 10 MINCHIATE DELLA MAFIA - 'Dieci Comandamenti' Dei Boss Mafiosi VIDEO ARRESTO DI LO PICCOLO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LE 10 MINCHIATE DELLA MAFIA -

DIECI  COMANDAMENTI

SECONDO  LA  MAFIA

 

Palermo, 7 nov. - (Adnkronos/Ign) - E' un vero e proprio 'decalogo' del

'perfetto duomo d'onore' quello rinvenuto dagli investigatori tra le carte della villetta in cui due giorni fa sono stati arrestati i boss mafiosi latitanti

 

 

Salvatore e Sandro Lo Piccolo (nella foto)

 

1)      Non ci si può presentare da soli ad un altro amico nostro se non è un terzo a farlo.

2)      Non si guardano mogli di amici nostri.

3)      Non si fanno comparati con gli sbirri.

4)      Non si frequentano né taverne né circoli.

5)      Si ha il dovere in qualsiasi momento di essere disponibile a Cosa Nostra. Anche se c’è la moglie che sta per partorire.

6)      Si rispettano in maniera categorica gli appuntamenti.

7)      Ci si deve portare rispetto alla moglie.

8)      Quando si è chiamati a sapere qualcosa si dovrà dire la verità.

9)      Non ci si può appropriare di soldi che sono di altri e di altre famiglie.

10)  Non può entrare a far parte di Cosa Nostra chi ha un parente stretto nelle varie forze dell’ordine, chi ha tradimenti sentimentali in famiglia e chi ha un comportamento pessimo e che non tiene ai valori morali.

 

 

 

ARRESTO DI LO PICCOLO IN VIDEO

SU You TUBE

http://www.youtube.com/watch?v=Up8WO6eL3Rs

 

 

 

Adesso è caccia a Matteo Messina Denaro

 

 

 

PALERMO - E adesso cosa succederà all'interno di Cosa nostra? Quali sono gli scenari che si delineano negli organigrammi mafiosi con l'uscita di scena di Salvatore Lo Piccolo, detto il "barone"? Sono queste le domande che circolano negli ambienti investigativi e giudiziari, dopo la cattura del boss palermitano, indicato dal procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso come il naturale "erede" al trono di Salvatore Provenzano. Una reggenza condivisa insieme con l'altro superlatitante trapanese, Matteo Messina Denaro, sul quale ora sono puntati gli occhi di tutti.

Questa sorta di diarchia avrebbe assicurato, anche in seguito all'arresto del capo di Cosa Nostra, la strategia della 'sommersionè. L'abbandono cioè della stagione stragista, voluta da Riina, che aveva scatenato una durissima repressione da parte dello Stato, e il recupero di un ruolo di cerniera con la politica e l'economia legale, propugnato invece da Provenzano. Ma il vuoto di potere lasciato dal "barone" rischia adesso di scatenare nuove guerre tra cosche, come ammette anche il Procuratore di Palermo Francesco Messineo, che parla di "fibrillazioni" tra i capi emergenti.

"Da oggi con l'arresto di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, le famiglie mafiose di Palermo sono senza un capo" conferma il pm Nico Gozzo, uno dei magistrati che hanno coordinato il blitz. E osserva: "Si apre adesso una fase pericolosissima, considerato anche che a Palermo si muovono alcuni degli 'scappati'. Il riferimento è ai cosiddetti "perdenti" della guerra di mafia degli anni Ottanta, rientrati in Sicilia dagli Usa proprio grazie alla "mediazione" di Salvatore Lo Piccolo, che era riuscito a convincere Provenzano.

 


Una decisione fortemente osteggiata da un altro boss palermitano, Nino Rotolo, che aveva affidato al suo killer di fiducia, Gianni Nicchi, 26 anni, l'incarico di uccidere il "barone". L'arresto di Rotolo aveva bloccato il progetto, lasciando campo libero ai Lo Piccolo, ma adesso le famiglie rivali potrebbero nuovamente rientrare in gioco.

Un ruolo determinante l'avrà di sicuro Matteo Messina Denaro, 45 anni, latitante dal 1993, l'ultimo "erede" di Provenzano ancora in circolazione. Un boss di "terza generazione", che ha trent'anni meno del padrino corleonese e vent'anni meno di Salvatore Lo Piccolo. Nato a Castelvetrano, in provincia di Trapani, è il rampollo di don Ciccio, capo delle famiglie trapanesi, morto nel 1998 mentre, anche lui, era latitante.

In gioventù Matteo girava in Porsche, col Rolex al polso e belle donne al seguito. Più che un boss, un esempio da seguire per le nuove generazioni di mafiosi, affascinati da questo giovane rampante dal fisico asciutto e dallo sguardo magnetico, già condannato definitivamente all'ergastolo per le bombe del '93 a Roma, Firenze e Milano.

 



L' ultima sua immagine, immortalata da una istantanea, mostra un giovanotto ingabbiato in occhiali trendy, giacca di buon taglio, capelli corti: una foto che rimanda più ad un manager che ad un feroce criminale e, meno che mai, alla ruvidezza contadina dei capibastone corleonesi. Eppure i pentiti lo descrivono come un assassino spietato, pronto a strangolare con le sue mani la donna di un boss rivale, Antonella Bonomo, incinta di tre mesi, dopo avere ucciso il suo compagno. Insomma un esponente dell'ala militarista, legato all'esperienza di Giovanni Brusca e di Leoluca Bagarella, che potrebbe cambiare nuovamente la strategia di Cosa Nostra, tornando a sfidare frontalmente lo Stato.

05/11/2007

 

 

 

Grasso: "Azzerato il vertice di Cosa nostra"

 

 

ROMA - La cupola di Cosa nostra, la direzione provinciale che prende le decisioni, "oggi non esiste, Cosa nostra non ha un vertice". Il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, lo ha affermato nella conferenza stampa al Viminale dopo gli arresti di Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Provenzano, ha spiegato Grasso, "in un pizzino diceva che nella commissione di Cosa nostra erano rimasti lui, Rotolo e Lo Piccolo. Li abbiamo arrestati tutti". Dunque, Cosa nostra "non ha un vertice".

Secondo Grasso, però, ciò non significa che non emergeranno nuove figure di spicco: "Alcuni capi-zona hanno aumentato la propria influenza anche fuori i mandamenti. Oggi la mafia è un'organizzazione destrutturata che difficilmente si può muovere, e questo è il momento migliore per colpirla, ma anche per chi, dall'interno, vuole rialzare la testa".

Grasso ha aggiunto che "tanti imprenditori e commercianti saranno sollevati dall'arresto di Salvatore Lo Piccolo. Il boss sembrerebbe infatti che abbia intensificato le pretese di pizzo nell'ultimo periodo". Questo arresto, ha detto Grasso, "è anche il frutto di un clima diverso nella città, di una rottura che si è determinata nel mondo imprenditoriale palermitano, che ha portato per la prima volta non alla singola denuncia, ma ad un gruppo di collaborazioni".

Quanto ai possibili eredi del boss, secondo il procuratore, "anche per Matteo Messina Denaro fervono le ricerche, tendiamo a collocarlo nella provincia di Trapani, ma pensiamo non abbia i numeri per prendere il posto lasciato da altri".

Soddisfazione sotto forma di ironia per il ministro dell'Interno, Giuliano Amato: "Se la mafia si era illusa che la nostra preoccupazione principale fossero i lavavetri si erà sbagliata". "Potranno esserci importanti sviluppi per il futuro", ha continuato il ministro, che ha incontrato al Viminale i vertici delle forze dell'ordine e gli autori dell'operazione che ha portato all'arresto dei capi mafia.

Il capo della polizia, Antonio Manganelli, ha spiegato Amato, "mi ha detto che 10 anni fa aveva provato a catturare Lo Piccolo, ma non c'era riuscito. Dietro operazioni come questa c'è tanto lavoro, a causa delle coperture che questi personaggi hanno sul territorio e delle enormi risorse di denaro che impiegano per rafforzare le coperture, eppure lo Stato è riuscito ad arrivare a loro. Confidiamo che anche la gente siciliana e di Palermo che troppo spesso ha avuto in testa la domanda 'A chi mi rivolgo?' capisca che vale la pena rivolgersi allo Stato. Stiamo proseguendo l'azione sempre più intensa ed efficace che aveva avuto il suo momento topico nella cattura di Provenzano".


06/11/2007

 

10:50 PM - Tuesday 6 November 2007 - Invia un commento

 

Nei "pizzini" di Lo Piccolo tutte le tariffe del racket ULTIMO " PADRINO "

 

 

PALERMO - Ci sono nomi di commercianti e imprenditori, e poi quelli di numerosi affiliati alle cosche palermitane. Nei pizzini trovati ai boss Salvatore Lo Piccolo e Andrea Adamo tutto è scritto "in chiaro", senza alcun codice segreto. Le lettere riportano chiaramente i mittenti, i destinatari e i soggetti di cui si parla.

La documentazione sequestrata dalla Squadra mobile è una miniera di informazioni che apre nuovi scenari di indagine e descrive, fra le altre cose, come i commercianti e gli imprenditori di Palermo vengano tartassati dalle richieste di pizzo da parte dei Lo Piccolo. "Ti elenco le entrate", c'è scritto all'inizio del libro mastro. Seguono colonne di numeri e nomi. Da una prima lettura viene fuori che le vittime pagavano da un minimo di 500 euro a un massimo di 10 mila euro al mese. Ancora impossibile, però, fare un calcolo complessivo dei guadagni della 'famiglia'.

Emerge, inoltre, che molti affiliati alle cosche, indicati nei pizzini, sarebbero incensurati, persone dal volto pulito, che invece sarebbero al soldo dei Lo Piccolo.

La documentazione era contenuta in gran parte in una valigetta di cuoio che Salvatore Lo Piccolo portava sempre con sé, in cui sono state trovate pure banconote per 100 mila euro. Una sorta di ufficio mobile di Cosa nostra che adesso è nelle mani degli investigatori.

La catalogazione dei pizzini e dei documenti trovati ieri nella villetta di Giardinello, in cui sono stati arrestati i quattro latitanti mafiosi Salvatore e Sandro Lo Piccolo, Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi, è durata tutta la notte

I boss sono stati ieri sera rinchiusi in quattro istituti di pena differenti, che si trovano fuori dalla Sicilia. Per Salvatore Lo Piccolo, ricercato da 25 anni, è stata dunque la prima notte trascorsa in cella. Il boss negli ultimi mesi, dopo l'arresto di Provenzano, era diventato il suo erede naturale alla guida di Cosa nostra a Palermo, e aveva iniziato a imporre il pizzo a commercianti e imprenditori.



IL COVO
- Gli investigatori della Squadra mobile sono arrivati alla villa in cui viveva il boss Salvatore Lo Piccolo assieme al figlio Sandro attraverso accertamenti effettuati nei giorni scorsi. I poliziotti sono sul posto e stanno effettuando una serie di rilievi.

IL 41 BIS - Per il boss Lo Piccolo, detenuto nel carcere di Opera a Milano, il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, ha firmato il 41 bis. Stamani i pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo avevano chiesto l'applicazione del carcere duro al capomafia. Nelle prossime ore - a quanto si è appreso - il ministro dovrebbe firmare il 41 bis anche per Sandro Lo Piccolo e per i due uomini arrestati ieri nel blitz. Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha già avviato le pratiche per gli altri provvedimenti che stabiliscono l'applicazione del regime di carcere duro.


NUOVO ARRESTO
- La polizia di Stato ha arrestato un terzo favoreggiatore dei Lo Piccolo: l'uomo finito in manette è Giuseppe Di Bella, 40 anni, allevatore di Montelepre, che ieri è stato visto arrivare alla guida di una Bmw. L'arresto è avvenuto ieri sera, dopo che la polizia lo ha identificato e bloccato nei pressi della sua abitazione nel paesino del Palermitano.

Gli altri due favoreggiatori arrestati ieri erano il proprietario della villetta, Filippo Piffero, e Vito Palazzolo, titolare di un Bed e Breakfast nel vicino paese di Terrasini, entrambi incensurati. Vincenzo Giuseppe Di Bella è un agente "stagionale" della forestale ed è stato arrestato ieri nel tardo pomeriggio a Montelepre. Il suo ruolo sarebbe stato quello della "staffetta", per verificare le condizioni di sicurezza della villetta nella quale erano attesi i boss per il summit di mafia.

Dai servizi di osservazione è emerso che Di Bella è arrivato da solo nel covo di Giardinello, ha salutato il proprietario della casa Filippo Piffero, ha eseguito una sorta di "bonifica" e poi si è allontanato per tornare poco dopo insieme ai boss Lo Piccolo, ad Adamo e a Pulizzi. Di Bella li avrebbe anche aiutati a scaricare dalle macchine alcuni sacchetti e a trasportarli all'interno della casa dove poi si è svolto l'incontro.


06/11/2007

 

10:46 PM - Tuesday 6 November 2007 - Invia un commento

 

FOTO DEI LATITANTI DI MASSIMA PERICOLOSITA' RICERCATI WANTED

ELENCO DEI LATITANTI DI MASSIMA PERICOLOSITA' FACENTI PARTE
DEL "PROGRAMMA SPECIALE DI RICERCA" SELEZIONATI DAL
GRUPPO INTEGRATO INTERFORZE (G.I.I.R.L.)
L'iniziativa è volta a stimolare lo spirito di collaborazione della collettività con le Forze di Polizia nel settore della ricerca di pericolosi malviventi.

 

 

 

 liliumjoker

Badalamenti Vito
BADALAMENTI VITO

barbaro_carmelo_small
BARBARO CARMELO  
 

CONDELLO DOMENICO


CONDELLO PASQUALE


CONTINI EDOARDO

Latitante Coluccio Giuseppe 
COLUCCIO GIUSEPPE

 
CRIACO PIETRO

CUBEDDU ATTILIO

DE STEFANO GIUSEPPE
Latitante Bosti Patrizio
BOSTI PATRIZIO
 
EMMANUELLO DANIELE
 
FALSONE GIUSEPPE


IOVINE ANTONIO


LICCIARDI VINCENZO
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GIORGI GIUSEPPE 
di_lauro_marco_small
DI LAURO MARCO 

MESSINA DENARO MATTEO
 
MESSINA GERLANDINO

MICELI SALVATORE
 
MOTISI GIOVANNI

PELLE SEBASTIANO
Latitante Nicchi Giovanni
NICCHI GIOVANNI
 
RACCUGLIA DOMENICO

RUSSO PASQUALE


RUSSO SALVATORE


SCOTTI PASQUALE
 
TEGANO GIOVANNI

VARANO MICHELE ANTONIO


ZAGARIA MICHELE


PELLE ANTONIO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Arrestati Salvatore e Sandro Lo Piccolo

 

Arresti eccellenti. In manette i superlatitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo, indicati come i successori di Provenzano. In carcere anche i capi di Brancaccio e Carini.

 

                                   


 
Sorpresi in flagranza di reato. Operativi. Presenti sul territorio. Discutono. Lunedi’ mattina, dopo la domenica. Come dire, oggi inizia un’altra settimana. Incontriamoci. Dove? A 26 chilometri da Palermo, a Giardinello, in campagna, vicino Carini, il paese di donna Laura Lanza, meglio conosciuta come la Baronessa di Carini. Anche la Squadra mobile e la Procura di Palermo sono a Giardinello, come l’ 11 aprile del 2006 sono in contrada Montagna dei cavalli a Corleone. E cosi’, a Corleone hanno catturato il numero 1, Bernardo Provenzano, latitante da 43 anni. Ed a Giardinello hanno arrestato il nuovo Capo dei Capi, Salvatore Lo Piccolo, 65 anni e latitante da 23 anni. Che colpo. In manette anche il figlio, Sandro Lo Piccolo, 32 anni e latitante da 10. Due assi. Anzi quattro, in manette altri due boss. Un poker di Re. Il Re di Cuori e’ Salvatore Lo Piccolo, di quadri e’ il figlio, il Re di Fiori e’ lui, Andrea Adamo, Capomafia di Brancaccio, ricercato dal 2001. Il Re di picche e’ Gaspare Pulizzi, Capomafia di Carini, anche lui nella lista dei latitanti piu’ pericolosi di tutta Italia. Riina, Provenzano, Brusca, Bagarella, Santapaola e altri calibro 90 sono stati sorpresi e arrestati da soli. Nella trappola di Lo Piccolo cadono invece altri 3 eccellenti. Ecco perche’ il blitz di Giardinello e’ eclatante, storico. Il Procuratore ed il Questore di Palermo, Francesco Messineo e Giuseppe Caruso, sono entusiasti, ‘’perche’ sono stati fermati 4 Capi in attivita’, impegnati a discutere e programmare’’. 40 poliziotti della Squadra mobile. Circondano la villetta di Giardinello. E sparano anche dei colpi di pistola perche’ i 4 boss sono dentro un garage, sono armati e si barricano, chiusi. Poi l’irruzione. Il figlio, Sandro, scappa fuori, in lacrime, e grida piu’ volte ‘’ Ti amo papa’ ‘’. L’arresto. In manette i 4 ed altre due persone. Sono i favoreggiatori. I Poliziotti hanno seguito i due e hanno scoperto il covo di Giardinello. Sequestrati documenti, denaro e armi. Salvatore Lo Piccolo, barba incolta, abbigliamento casual e giubbotto di pelle. Dal Mandamento di Resuttana – San Lorenzo a capo della citta’ di Palermo, e poi erede di Provenzano, cosi’ come adesso lo e’, incontrastato, Matteo Messina Denaro, 46 anni, di Castelvetrano.
E Salvatore Lo Piccolo e’ stato tradito da uno dei suoi ex fedelissimi, Francesco Franzese, 43 anni, inteso Franco di Partanna, arrestato lo scorso 2 agosto alla periferia di Palermo. Franzese ha iniziato a collaborare con i Magistrati. Al momento e’ solo un dichiarante. Le sue prime rivelazioni, ed anche i pizzini sequestrati a casa sua dopo l’arresto, sono stati utili per scoprire il covo di Giardinello. La famiglia di Franzese da oggi e’ sotto protezione in una localita’ segreta.
E i due favoreggiatori arrestati sono Filippo Piffero, incensurato, proprietario della villetta, di Giardinello, e l’autista di Andrea Adamo, Vito Palazzolo, titolare di un bed e breakfast a Terrasini, che ha scortato Adamo con una C3 Citroen. Salvatore e Sandro Lo Piccolo sono invece arrivati alla villetta su una Toyota guidata da Gaspare Pulizzi.
Nella villetta di Giardinello, che gli inquirenti hanno mantenuto sotto osservazione per diversi giorni, dentro un borsone poggiato su di un divano sono state scoperte otto pistole. Sandro Lo Piccolo aveva con se’ una pistola automatica, con matricola cancellata, mentre Andrea Adamo aveva una Smith&Wesson calibro 38 alla cintola.
Salvatore Lo Piccolo ha tentato di buttare nel water alcuni pizzini ma e’ stato fermato in tempo ed i bigliettini sono stati recuperati.

E dopo la notizia della cattura dei boss Lo Piccolo e degli altri due Capimafia, clima di commozione al Tribunale di Palermo. I Magistrati che hanno coordinato l'inchiesta, Gaetano Paci, Alfredo Morvillo, Francesco Del Bene e Domenico Gozzo, si sono riuniti nell' Ufficio del procuratore Francesco Messineo e dell’aggiunto Giuseppe Pignatone. Vi sono stati caldi abbracci, strette di mano e anche momenti di vera commozione per la notizia dell'arresto di uomini accusati di tanti delitti, dagli omicidi alle estorsioni.

Ed un coro unanime di interventi, primo fra tutti il presidente della Regione, Cuffaro, plaude e si congratula con la Procura di Palermo e la Squadra mobile. Gli arresti di oggi sono altrettanto unanimemente ritenuti ‘’ un colpo mortale ‘’ a Cosa nostra, sempre piu’ barricata sulla difensiva.
Lo spessore criminale di Salvatore Lo Piccolo e’ confermato dal Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che lo indica come il nuovo erede di Bernardo Provenzano.
 
( Angelo Ruoppolo )  
 
   

09:46 PM - Monday 5 November 2007 - Invia un commento

 

 

10:53 PM - Tuesday 6 November 2007 - Invia un commento

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Questa “sporcizia” ha sempre usufruito dell’appoggio delle amministrazione , ha preparato a tavolino l’assassinio dei miei fratelli e quello mio , ma grazie a “DIO” e i miei cani che sono stati i miei “Angeli Custodi “ sono in vita ….. gestivano appalti , droga ,omicidi , estorsioni , intimidazioni , furti e tanto altro che verrà prossimamente alla luce….ma ne manca ancora “sporcizia” all’appello , aspettiamo ulteriori sviluppi…..tutti vedevano , tutti sapevano , tutti sanno .

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