MAFIA & COMPLICI " Cosca dei Pidocchi " - MAFIA, ARRESTATI BOSS SALVATORE E SANDRO LO PICCOLO
MAFIA & COMPLICI " Cosca dei Pidocchi "

MAFIA, ARRESTATI BOSS SALVATORE E SANDRO LO PICCOLO

 

 

PALERMO - I boss latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo sono stati arrestati a Carini.


Insieme ai boss Sandro e Salvatore Lo Piccolo sono stati arrestati dalla Squadra mobile di Palermo, anche altri due latitanti, Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi. Il primo è reggente di Brancaccio il secondo di Carini. Tutti inseriti fra i 30 maggiori ricercati d'Italia. I quattro sono stati arrestati in una casa di campagna a Giardinello, vicino a Carini. Erano impegnati in una riunione fra boss. Arrestati anche due complici dei boss.

Le indagini che hanno portato all'operazione che ha consentito l'arresto dei  4 boss è stata condotta dai pm Nico Gozzo, Gaetano Paci e Francesco Del Bene. L'inchiesta è stata coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Morvillo.

QUESTORE PALERMO,NUOVO COLPO DELLA POLIZIA - "Dopo l'arresto di Bernardo Provenzano adesso toccava ai Lo Piccolo e la polizia di Stato è riuscita a raggiungere questo risultato portando in cella anche latri due latitanti". Lo afferma all'ANSA il questore di Palermo, Giuseppe Caruso. "Eravamo sulle tracce dei boss già da tempo - afferma - e questo è un grande risultato, aver preso anche altri due latitanti importanti".


MESSINEO, BOSS ESERCITAVANO LORO POTERE - "Siamo estremamente soddisfatti. I personaggi arrestati non sono solo latitanti ma capimafia che esercitavano il loro potere sul territorio". Lo ha detto il procuratore di Palermo Francesco Messineo commentando a caldo l'arresto dei boss latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo e dei due favoreggiatori Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi. "Ci attendiamo adesso una serie di conseguenze positive di disarticolazione dell'apparato criminale - ha aggiunto - ed anche sul piano di possibili collaborazioni di imprenditori e commerciati, venuto meno il sostegno dei boss catturati". "Un riconoscimento particolare - ha concluso Messineo - va alla polizia e alla grande professionalità dimostrata nel condurre questa operazione".

 

 

ARRESTO DI LO PICCOLO IN VIDEO

SU You TUBE

 

http://www.youtube.com/v/nUkqBmxQBuc&rel=1

 

 

 

Mafia, arrestati i Lo Piccolo

 

 

PALERMO - Duro colpo ai vertici di Cosa Nostra. I boss latitanti Salvatore e Sandro Lo Piccolo sono stati arrestati questa mattina a Carini. Con loro, la Squadra mobile di Palermo ha fermato altri due latitanti, Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi: il primo è reggente di Brancaccio, il secondo di Carini. Tutti erano inseriti fra i 30 maggiori ricercati d'Italia. I quattro sono stati arrestati in una casa di campagna a Giardinello, vicino a Carini. Erano impegnati in una riunione fra boss.

Le indagini che hanno portato all'operazione che ha consentito l'arresto dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, di Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi, sono state condotte dai pm Nico Gozzo, Gaetano Paci e Francesco Del Bene. L'inchiesta è stata coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Morvillo. La polizia di Stato ha arrestato due favoreggiatori dei quattro boss latitanti bloccati nelle campagne di Carini, in provincia di Palermo. Non si conosce ancora la loro identità.

IL BOSS - Il boss Salvatore Lo Piccolo, 65 anni, arrestato questa mattina dalla polizia insieme al figlio Sandro, di 32 anni, per gli inquirenti è il nuovo capo di Cosa Nostra. Dopo l'arresto di Bernardo Provenzano, infatti, avrebbe assunto il controllo dell'organizzazione criminale contendendo la leadership a Matteo Messina Denaro, boss latitante del Trapanese. Salvatore Lo Piccolo avrebbe scalato i vertici dell'organizzazione partendo dal suo mandamento, la borgata di Resuttana San Lorenzo, fino a controllare l'intera città di Palermo. Anche gli altri due capimafia catturati nell'operazione, Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi, vengono indicati dagli investigatori come boss di prima grandezza. Adamo sarebbe il nuovo reggente del rione Brancaccio, tradizionale feudo di Cosa Nostra, mentre Pulizzi controllerebbe il paese di Carini.

IL BLITZ - Circa quaranta agenti della sezione Catturandi della Squadra mobile hanno fatto irruzione nella villetta a Giardinello, nel Palermitano. I poliziotti hanno circondato la casa in cui si trovavano i quattro latitanti, che erano riuniti per una riunione in un garage. Erano tutti armati. I poliziotti hanno circondato l'edificio e hanno pure sparato alcuni colpi di arma da fuoco per bloccare Salvatore e Sandro Lo Piccolo, Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi. Gli agenti della Catturandi hanno seguito i due favoreggiatori (sono stati arrestati anche loro), che li hanno portati alla villetta. Qui è scattato il blitz. Nel covo sono stati trovati documenti, somme di denaro e armi.

L'IDENTIKIT - Il volto del boss Salvatore Lo Piccolo, ricercato da 23 anni, è differente da quello ricostruito dall'identikit che era stato effettuato durante le indagini su indicazione di alcuni collaboratori di giustizia. Il capomafia ha la barba incolta, veste casual, e indossa un giubbotto di pelle. Il figlio del boss, Sandro Lo Piccolo, ricercato da dieci anni, somiglia molto all'ultima foto di cui erano in possesso gli investigatori della Squadra mobile. Ha i capelli corti e il volto rasato.


05/11/2007

 

 

Grandangolo. Le anticipazioni del n. 43 Il Pentito Maurizio Di Gati dichiarazioni : Le ESTORSIONI in VIDEO

Ancora stralci inediti della maxi inchiesta anti mafia ‘’Marna’’. Le estorsioni contro gli imprenditori che hanno contribuito alle indagini.

 

 

Pressioni e ricatti, estorsioni e attentati. Un settore ritenuto da Cosa nostra remunerativo e lucroso. Lo smaltimento dei rifiuti, la nettezza urbana. Luigi Putrone ricorda: ‘’fin quando sono stato a Porto Empedocle mi sono occupato solo io delle estorsioni, a danno delle ditte Mirabile, Di Betta, Calabro’, Consiglio e Gaglio. Vincenzo Consiglio, insieme a Gaglio e Calabro’, si aggiudica l’appalto della nettezza urbana a Porto Empedocle nel 92. Io mi presento nell’ ufficio di Consiglio, lo minaccio e gli dico : ‘’le spese per la famiglia di mafia sono tante’’. Consiglio dal 92 al 99 paga 12 milioni all’anno, poi aumentati a 15 milioni, in due rate, ogni 6 mesi. E cosi’ anche Giuseppe Gaglio’’. Maurizio Di Gati ricorda: ‘’ quando nel 1999 scappa Luigi Putrone, latitante, a Porto Empedocle vi sono due correnti. Giovanni Putrone, che chiede denaro in nome del fratello Luigi, e Gerlandino Messina. I due sono in conflitto e io intervengo per riappacificare. Giovanni Putrone si presenta da Vincenzo Consiglio ma lui ha dei dubbi. Allora Giovanni ritorna nell’Ufficio di Consiglio insieme a me, Di Gati, e Giovanni mi presenta come il Capo Provincia, il numero 1. Io, in presenza anche di Antonio Mirabile, raccomando che, nonostante la latitanza di Luigi Putrone, bisogna pagare come prima, nelle mani, pero’, di Giovanni Putrone. 20 milioni all’anno in due rate, una ogni 6 mesi. Giovanni Putrone avrebbe consegnato i soldi a me, Di Gati, e io a Giuseppe Fanara, di Santa Elisabetta. Giovanni Putrone pero’ anziche’ a me i soldi li consegna al fratello, Luigi. Fanara si lamenta con me. Gerlandino Messina vuole uccidere Giovanni Putrone ma io mi oppongo per rispetto a Luigi. Poi e’ Luigi che mi fa’ sapere che ha ricevuto dal fratello Giovanni circa 90 milioni di lire e che se li e’ trattenuti lui perche’ servivano per il fratello Giuseppe, detenuto, e per la sua latitanza. Quando e’ arrestato Giovanni Putrone, Vincenzo Consiglio e Antonio Mirabile sono costretti a pagare l’estorsione a Dino Vitello, di Agrigento, poi arrestato l’ 11 luglio del 2005, il giorno dell’operazione San Calogero. Quando nel 99 Giuseppe Gaglio si aggiudica l’ appalto della nettezza urbana a Favara, si occupa della messa a posto Giuseppe Vetro, latitante, che incontra Gaglio nella campagna di Antonio Vaccaro. Vetro impone a Gaglio l’estorsione e l’assunzione di Pasquale Alaimo. Per l’appalto di Favara, Gaglio paga due rate all’anno da 10 milioni ciascuna a Giovanni Putrone’’.
 
" MARNA  NEWS "
 
Ha un nome e cognome il 13esimo ricercato della maxi inchiesta antimafia Marna. Altri stralci inediti delle dichiarazioni del pentito Maurizio Di Gati.
 
Il 13esimo ricercato della maxi inchiesta antimafia Marna, l’ultimo della lista, e’ Giuseppe Lana. Ha 35 anni, e’ nato a Ribera ma e’ residente a Siculiana. A casa sua, pero’, in via Calvario 99, non risponde nessuno. Lui e’ all’estero. Sarebbe stato gia’ rintracciato. E presto sara’ in carcere. Giuseppe Lana e’ ritenuto affiliato alla famiglia mafiosa di Siculiana. Anche lui avrebbe favorito la latitanza di Gerlandino Messina. Sarebbe stato la sua scorta armata, lo avrebbe ospitato in una propria abitazione e si sarebbe occupato di procurargli il cibo anche perche’ lui, Lana, e’ un cuoco. Infatti, grazie a Gerlandino Messina, Giuseppe Lana, che ha una fidanzata tedesca, avrebbe ottenuto un locale in gestione a San Leone. Nel frattempo, altri particolari emergono dalle acque ribollenti delle indagini della Squadra mobile di Agrigento e della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Alcuni stralci delle dichiarazioni di Maurizio Di Gati che racconta: ‘’mi sono incontrato con Gerlandino Messina fino ai primi mesi del 2005. Poi non piu’, perche’ Messina si e’ alleato con Giuseppe Falsone, che lo ha nominato Vice Capo di Cosa nostra agrigentina. Messina ha sempre con se’ un fucile mitragliatore 357 ed una pistola calibro 7 e 65. Messina e’ anche il capo del Mandamento di Porto Empedocle, mentre Agrigento citta’ e’ un Mandamento a parte, ed il capo e’ Cesare Lombardozzi. Ho incontrato Messina in un Residence di Siculiana, dove gli ha affittato una casa Bruno Doria, presente all’incontro e con il quale Messina ha compiuto delle rapine durante le giocate a carte natalizie per racimolare dei soldi. Messina comunica anche con i bigliettini e l’Ufficio postale sarebbe l’officina dei fratelli Iacono a Realmonte. Io, tramite Pasquale Di Salvo, ho consegnato soldi alla famiglia di Filippo Sciara di Siculiana, detenuto all’ergastolo al processo Akragas. La moglie di Sciara, infatti, e’ figlioccia di Pasquale Di Salvo. Quando il 18 giugno del 2000 nella zona delle Cannelle a Porto Empedocle fu arrestato Giuseppe Messina, il nipote, Gerlandino, scappo’ in tempo perche’ fu avvertito dallo zio che si accorse dei Carabinieri. Gerlandino si rifugio’ da Francesco Gucciardo di Siculiana, inteso Cicciu u surdu. Gucciardo ha scortato Messina armato con una pistola 357 magnum. Il rappresentante della famiglia di Siculiana e’ Roberto Renna, fratello del dentista Giuseppe, detenuto al processo Akragas. Roberto Renna si e’ occupato della messa a posto della discarica di Catanzaro, che lo paga ogni sei mesi. Me lo ha detto Gerlandino Messina, la prima volta che ci siamo incontrati, alla fine del 2003’’.
 

Le  ESTORSIONI  in  VIDEO  su You Tube

 

http://www.youtube.com/v/x0Y_Xk-xXX8&rel=1

 

 

                          

( Angelo Ruoppolo )                 ( Bestiacane )

 

 

 

Nel numero 43 di Grandangolo – il giornale di Agrigento – in edicola domani si dà notizia in esclusiva delle dichiarazioni del pentito Maurizio Di Gati  che – secondo il suo racconto – mentre era il capo della mafia della provincia di Agrigento – diede l’ordine a tutti i capi delle famiglie della provincia di votare, per le passate elezioni regionali, per Salvatore Cuffaro.

Le dichiarazioni di Di Gati contenute nel provvedimento di fermo nei confronti di 13 persone arrestate nel contesto dell’operazione antimafia “Marna” fanno piena luce sulle dinamiche estortive che hanno costretto a pagare il pizzo alla mafia agli imprenditori Catanzaro, Gaglio, Mirabile, Consiglio, Greco. Nello stesso numero si dà notizia dell’indagine parallela svolta attualmente dalla Procura di Agrigento  - ipotesi di reato: concussione – nei confronti del capo dei vigili urbani di Siculiana – Giuseppe Callea - e alcuni esponenti dell’Udc locale.

 

 

06:17 PM - Saturday 3 November 2007 - Invia un commento

 

 

10:52 AM - Monday 5 November 2007 - Invia un commento

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Descrizione
Questa “sporcizia” ha sempre usufruito dell’appoggio delle amministrazione , ha preparato a tavolino l’assassinio dei miei fratelli e quello mio , ma grazie a “DIO” e i miei cani che sono stati i miei “Angeli Custodi “ sono in vita ….. gestivano appalti , droga ,omicidi , estorsioni , intimidazioni , furti e tanto altro che verrà prossimamente alla luce….ma ne manca ancora “sporcizia” all’appello , aspettiamo ulteriori sviluppi…..tutti vedevano , tutti sapevano , tutti sanno .

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